

108. Le inutili bombe di Hiroshima e Nagasaki.

Da: B. Liddell Hart, La seconda guerra mondiale, in Storia del
mondo moderno, dodicesimo, Garzanti, Milano, 1972.

Quando gli Stati Uniti decisero di impiegare la bomba atomica,
afferma nel seguente passo lo storico inglese Basil Liddell Hart,
la resa del Giappone era gi scontata, non c'era un vero bisogno
di usare un'arma sotto la cui minaccia il mondo ha vissuto da
allora in poi. Il bombardamento di Hiroshima prima e di Nagasaki
poi avvenne infatti su un Giappone ormai allo stremo delle forze,
praticamente privo di difese aeree e gi intenzionato ad
arrendersi. L'impiego della bomba atomica non rispondeva dunque a
necessit militari, tanto pi che le citt prescelte per le due
tremende incursioni non rivestivano importanza strategica; ma,
data la tipologia tradizionale delle loro case, quasi tutte in
cartone e legno, consentivano un eclatante effetto dimostrativo
della tremenda potenza della nuova arma. Quali furono allora le
reali motivazioni di una decisione, contro la quale a niente
valsero le obiezioni di chi, come l'ammiraglio Leahy, sosteneva
che, usando una simile arma contro la popolazione civile, si
sarebbe tenuto un comportamento degno dei barbari dell'alto
medioevo? Liddell Hart ne avanza due: la volont di escludere
l'URSS dalla spartizione del Giappone e le pressioni degli
scienziati statunitensi, che volevano a tutti i costi sperimentare
l'ordigno per la cui realizzazione erano stati investiti niente
meno che due miliardi di dollari.

Il 2 settembre, i rappresentanti del Giappone firmarono la resa, a
bordo della corazzata statunitense Missouri, nella baia di
Tokyo. La seconda guerra mondiale era cos finita, 6 anni e un
giorno dopo che era iniziata con l'attacco di Hitler alla Polonia,
e quattro mesi dopo la resa della Germania. Era una fine
ufficiale, una cerimonia per suggellare la soddisfazione dei
vincitori. Infatti la guerra in realt era finita il 14 agosto,
quando l'imperatore aveva annunciato la resa del Giappone, nei
termini stabiliti dagli Alleati, e i combattimenti erano cessati:
una settimana dopo il lancio della prima bomba atomica. Ma anche
quel terribile colpo che cancellava dalla terra la citt di
Hiroshima, per dimostrare la schiacciante potenza della nuova
arma, non aveva fatto che anticipare di poco la resa. Questa resa
era gi scontata, non c'era un vero bisogno di usare un'arma sotto
la cui minaccia il mondo ha vissuto da allora in poi.
Nella primavera del 1945 il Giappone era chiaramente incapace di
respingere la duplice controffensiva americana nel Pacifico. A
gennaio, le forze di MacArthur [Douglas Arthur MacArthur,
comandante delle forze americane in Estremo Oriente durante la
seconda guerra mondiale] avevano completato la conquista
dell'isola di Leyte, il loro primo avamposto nelle Filippine, e
fatto un altro balzo in avanti sull'isola principale di Luzon.
Alla fine di febbraio avevano riconquistato quasi tutta l'isola
con la sua capitale, Manila. Pi importante della conquista del
territorio fu il logoramento dell'aviazione giapponese in questa
lotta: le perdite giapponesi furono valutate a oltre 9000 aerei.
Fu un forte salasso al contingente di caccia disponibile per la
difesa del Giappone e fu ancora pi importante in quanto le forze
alleate, nell'estate del 1944, avevano conquistato le Marianne,
rendendo cos possibile l'installazione di basi aeree che
avrebbero consentito ai bombardieri pesanti incursioni sul
Giappone, distante 2400 chilometri.
Frattanto, gli Americani avevano fatto un altro grosso balzo in
avanti, aggirando Formosa. Il 1 aprile, sbarcarono a Okinawa, una
delle Isole Ryukyu, a met strada tra Formosa e il Giappone. [...]
Okinawa non fu conquistata definitivamente fino a met giugno, ma
il suo destino era stato segnato nella prima settimana di aprile,
quando, il 7, l'aviazione americana affond l'ultima e la pi
moderna corazzata giapponese, la Yamato, che era salpata dal
Giappone per portare aiuto.
La sua era stata una missione disperata: infatti non c'erano pi
portaerei che potessero scortarla, dopo che ne erano andate
perdute quattro in ottobre, nella battaglia delle Filippine.
Fu chiaro a questo punto che, una volta occupata l'isola, gli
Americani sarebbero stati in grado di intensificare i
bombardamenti aerei sul Giappone. I campi di aviazione distavano
infatti meno di 640 chilometri dal Giappone, appena un quarto
della distanza che corre tra questo e le Marianne. Danni terribili
erano gi stati inflitti da formazioni di bombardieri provenienti
dalle Marianne: l'efficacia degli attacchi era di molto aumentata
dopo la primavera, quando gli Americani passarono da incursioni
diurne da quote elevate, con bombe altamente esplosive, a
incursioni notturne, da quote pi basse, con bombe incendiarie. Il
9 marzo, in un solo attacco notturno, oltre 1600 tonnellate di
bombe incendiarie furono sganciate sulla capitale, una superficie
di circa 39 chilometri quadrati era andata distrutta e 185 mila
persone furono uccise o ferite. Alla fine di maggio, 3 milioni di
abitanti, a Tokyo, erano rimasti senza casa, e in agosto i
senzatetto delle 66 citt che avevano subito i bombardamenti erano
oltre 9 milioni.
La situazione era chiaramente senza via d'uscita, ma i quadri
dell'ammiragliato, che erano disposti alla pace, si trovavano alle
prese con un problema difficile: l'accettazione della richiesta
alleata di una resa incondizionata sarebbe potuta sembrare un
tradimento nei confronti delle forze in campo. Ed esse avrebbero
anche potuto rifiutarsi di obbedire all'ordine di cessate il fuoco
se fosse stata richiesta la destituzione dell'imperatore che, ai
loro occhi, non era solo un sovrano, ma anche una divinit. Fu
proprio l'imperatore che risolse la questione. Il 20 giugno
convoc un consiglio dei ministri ristretto e il supremo consiglio
di guerra, e disse loro: Occupatevi del problema di porre fine
alla guerra il pi presto possibile. Alla fine si decise di
inviare il principe Konoye [Fumimaro Konoye, pi volte primo
ministro prima dell'ingresso in guerra del Giappone] in missione a
Mosca per i negoziati di pace, e l'imperatore gli dette
privatamente istruzioni perch si assicurasse la pace a qualsiasi
costo.
Gli Americani vennero a loro volta a conoscenza del desiderio del
Giappone di porre fine alla guerra; infatti il loro servizio
segreto intercett e lesse (mediante il codice magic ) i
messaggi del ministro degli Esteri giapponese all'ambasciatore
giapponese a Mosca. Ma il presidente Truman e la maggior parte dei
suoi consiglieri erano tanto desiderosi di usare la bomba atomica,
per accelerare il crollo del Giappone, quanto lo era Stalin di
entrare in guerra contro il Giappone prima che essa finisse, per
assicurarsi una posizione vantaggiosa nell'Estremo Oriente.
Qualcuno aveva per dei dubbi, e in particolare l'ammiraglio
Leahy, capo di stato maggiore sotto il presidente Roosevelt e poi
anche sotto il presidente Truman, che rifuggiva dall'idea di usare
una simile arma contro la popolazione civile: Il mio parere era
che, essendo stati i primi a usarla, noi avevamo adottato uno
standard etico degno dei barbari dell'alto medioevo. Ma gli
scienziati che erano a portata d'orecchio degli uomini di Stato
avevano maggiori probabilit di farsi ascoltare, e le loro ardenti
argomentazioni prevalsero nella decisione, grazie anche
all'entusiasmo che gi avevano suscitato nei politici sulla bomba
atomica come mezzo rapido e facile per porre fine alla guerra.
Cos il 6 agosto, la prima bomba atomica fu sganciata su
Hiroshima: essa distrusse quasi interamente la citt e uccise
80.000 persone, un quarto dei suoi abitanti. Tre giorni pi tardi,
la seconda bomba cadeva su Nagasaki.
La notizia della bomba atomica su Hiroshima raggiunse il
presidente Truman, mentre, via mare, stava ritornando dalla
Conferenza di Potsdam. Secondo i presenti, egli esclam esultante:
E' questo il pi grande avvenimento della storia. L'effetto sul
governo giapponese, comunque, fu molto inferiore a quanto, da
parte occidentale, si era immaginato. La dichiarazione di guerra
da parte della Russia l'8 agosto e l'immediata penetrazione in
Manciuria il giorno seguente, sembra siano stati altrettanto
determinanti per la conclusione della guerra, e l'intervento
dell'imperatore lo fu ancora di pi. Frattanto il governo annunci
per radio la volont di arrendersi, previa l'assicurazione che
venisse rispettata la sovranit dell'imperatore: era questo un
punto trascurato dalla dichiarazione alleata di Potsdam del 26
luglio; il che non era rassicurante. Dopo qualche discussione, il
presidente Truman acconsent a questa clausola, una notevole
modifica della resa incondizionata.
Perch allora fu usata la bomba atomica? La richiesta di Stalin a
Potsdam di partecipare alla spartizione del Giappone fu molto
imbarazzante, e il governo degli Stati Uniti si preoccup di
evitare tale eventualit. Una seconda ragione fu rivelata
dall'ammiraglio Leahy: Gli scienziati ed altri volevano
sperimentarla, date le enormi somme di denaro che erano state
investite nel progetto: due miliardi di dollari. Uno dei pi alti
ufficiali interessati all'operazione atomica, il cui nome in
codice era Manhattan District Project, puntualizz ancor pi
chiaramente la questione: Era importante che la bomba atomica
fosse un successo. Si era speso tanto per costruirla [...]. Tutte
le persone interessate provarono un sollievo enorme quando la
bomba fu finita e sganciata.
A distanza di anni, comunque,  fin troppo chiaro che il
frettoloso lancio della bomba atomica non  stato precisamente un
sollievo per il resto del genere umano.
